Secondo un nuovo studio i pazienti più anziani sperimentano diversi cambiamenti fisiologici che possono modificare la loro risposta alla riduzione della pressione arteriosa. Infatti le linee guida dei trattamenti dell’ipertensione raccomandano target di pressione sanguigna leggermente più elevati nel trattamento dei pazienti più anziani. I pazienti con malattia renale cronica  sono stati esclusi dalla maggior parte degli studi di trattamento dell’ipertensione, quindi gli obiettivi del trattamento della pressione sanguigna in questo gruppo sono principalmente derivati da estrapolazioni. Ancor meno si sa circa gli effetti della pressione sanguigna con la mortalità e vari altri esiti clinici nei pazienti con malattia renale cronica.

ReniUn nuovo studio ha esaminato l’associazione tra la pressione sistolica e la mortalità, ovvero l’incidenza della malattia coronarica, l’ictus ischemico e la malattia renale all’ultimo stadio, e l’effetto dell’età su queste malattie prendendo in esame circa 330 mila pazienti  affetti da malattia renale cronica. Lo studio ha scoperto che la pressione arteriosa sistolica sopra i 130-139 mmHg è stato associato ad un rischio più elevato di tutti i risultati, ma la forza dell’associazione è sostanzialmente più debole nei pazienti più anziani, specialmente quelli di età superiore agli 80 anni.

Cosa ci dicono dunque questi risultati? La ricerca indica che bisognerebbe rafforzare il trattamento dell’ipertensione nei pazienti più giovani aventi una malattia renale cronica per raggiungere gli obiettivi raccomandati dalle linee guida cliniche attuali e al fine di migliorare i risultati in questi pazienti. Nei pazienti molto anziani che soffrono di malattia renale cronica c’è invece bisogno di una strategia più cauta  per ridurre la pressione arteriosa.

Ultime raccomandazioni: sono necessari ulteriori studi clinici per esaminare gli effetti della pressione arteriosa sui pazienti più anziani che soffrono di malattie renali croniche

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